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Mentre in Italia si fanno i conti con le quarantene, i contagi e soprattutto le centinaia di morti, nel resto del mondo si inizia a prendere coscienza del problema Coronavirus. Inclusi gli Stati Uniti, dove Tesla ha comunicato che chiuderà i suoi stabilimenti (quello di Fremont in California e la Gigafactory New York) a partire dal 24 marzo, o per essere più precisi “dalla fine del giorno 23”. Tutti gli altri servizi, a partire da quelli dei Supercharger, continueranno regolarmente. La decisione non è stata semplice e giunge dopo lunghi giorni di pressioni e di contrasti con le autorità locali.

In California, in particolare, è durato diversi giorni quello fra Tesla e la Contea di Alameda, nella Baia di San Francisco, il cui sceriffo per limitare la diffusione del Covid ha appunto imposto già da alcuni giorni lo stop a tutte le attività non ritenute essenziali (medici, vigili del fuoco, polizia e altri servizi di emergenza simili). Tra queste non figurava Tesla, che avendo la sua principale fabbrica (quella di Fremont) proprio in quella Contea, non aveva preso bene la cosa.

Ne è nato una specie di conflitto a distanza tra Elon Musk e le autorità della Contea stessa. Da una parte, le esigenze di una produzione che finalmente ha trovato ritmi di produzione ottimali per soddisfare l’enorme richiesta di auto elettriche soprattutto da Europa ed USA; dall’altra, il bisogno di fare rispettare la legge ed il cosiddetto ordine di “shelter-in-place”, che mira a far chiudere i battenti per qualche tempo al sito produttivo di Tesla.

La produzione a Fremont non si è fermata, ma per chiarire una situazione che ovviamente stava facendo discutere molto in tutto il mondo e, tra le altre cose, stava rischiando di ledere l’immagine (e il valore in borsa?) della casa di Palo Alto, Musk, prima di decidere di interrompere la produzione dal 24 marzo ha spedito ai dipendenti Tesla un’email in cui ha spiegato il suo punto di vista sulla situazione che si è creata, e sullo stesso Coronavirus.

“Innanzi tutto, vorrei essere chiarissimo nel far presente che se vi sentite un po’ malati o a disagio, non vi dovete sentire obbligati a venire al lavoro”, ha scritto l’amministratore delegato di Tesla: “Personalmente sarò al lavoro, ma questa è una mia scelta personale. Sono assolutamente d’accordo se volete rimanere a casa per qualsiasi motivo”. Secondo alcune voci sparse in Rete, alcuni dipendenti di Tesla sarebbero già stati infettati dal Coronavirus, ma nella sua mail Musk lo ha smentito: “Stanno circolando molte voci, ma per quanto ne sappiamo nessuno in Tesla (oltre 56.000 persone) si è rivelato positivo al COVID-19. Vi informerò immediatamente se qualcosa cambia”.

Al di là dei contagi o meno all’interno della fabbrica Tesla, il discorso si basa in realtà sul fatto di prevenirne la diffusione, discorso che però a Elon non sembra molto convincente. Secondo lui, infatti, rischia di fare più danni il panico che non il virus stesso. “La mia opinione schietta rimane che il danno causato dal panico del Coronavirus supera di gran lunga quello del virus stesso”, ha scritto Musk: “Secondo me, per quello che vale, sulla base degli ultimi dati del Center for Disease Control, i casi confermati di COVID-19 (questa forma specifica del raffreddore comune) non supereranno lo 0,1% della popolazione degli Stati Uniti.”

Se da una parte può avere ragione nel ritenere che il panico non aiuti mai, né a livello psicologico né fisico (visto che è uno stato in grado di stressare l’organismo tanto da rischiare di farne abbassare le difese immunitarie), dall’altra quello di Elon è un ottimismo che rischia di essere eccessivo, soprattutto alla luce di ciò che stiamo vivendo in Italia. Fino ad un paio di settimane fa anche noi ci scherzavamo su, minimizzavamo, i numeri ci sembravano risibili e c’era pure chi era talmente incosciente da mettersi in coda per andare a sciare o per partecipare ad aperitivi ed altri eventi collettivi “contro la paura”. Oggi, invece, in Italia siamo nel pieno di un’emergenza sanitaria e sociale andata oltre ogni più pessimistica aspettativa.

La produzione di nuove Tesla può aspettare, così come può aspettare qualche settimana in più chi ne ha ordinata una. Per quanto possa essere organizzato ed efficiente, il sistema sanitario del Paese in cui viviamo (e in Italia checché se ne dica lo è), la crescita esponenziale di contagi, malati e morti può avvenire nell’arco di pochi, pochissimi giorni. Siamo dunque d’accordo con la decisione di Tesla, augurandoci che questo brutto momento possa passare al più presto, sia in Italia che nel resto del mondo.