Liti via Twitter con soccorritori in Thailandia, spinelli accesi in diretta su Youtube, annunci sulla possibilità di prenotare il primo viaggio sulla Luna: ultimamente Elon Musk ha abituato il pubblico di tutto il mondo a far parlare di sé. Ma c’è una cosa in cui, secondo la Securities and Exchange Commission (SEC), una sorta di CONSOB americana che in quanto tale controlla il corretto funzionamento della borsa, l’amministratore delegato di Tesla è andato oltre: l’avere affermato e poi ritrattato pubblicamente di potere ricevere fondi privati tali da potere fare della casa produttrice di auto elettriche una “private company”, vale a dire una società non più quotata in borsa. Una frode, a parere della SEC, che ha portato a una pesante condanna per Musk e Tesla: 40 milioni di dollari di multa in totale (20 a testa) e l’obbligo per lo stesso Musk di lasciare la carica di presidente per almeno tre anni.

Chi conosce o segue Elon da più tempo sa bene due cose: tende facilmente a fare annunci di una certa importanza, con il rischio poi di doverli ritrattare; e non ama il fatto che Tesla sia una società quotata in borsa, caratteristica che, a differenza di quanto succede con la “sorella” SpaceX, la limita molto nella libertà di azione, uso delle risorse a disposizione e movimento. E così di tanto intanto a quanto pare ci prova, a liberarla da quello che probabilmente lui ritiene il gioco fìdella finanza, in modo da fare operare l’azienda senza più l’ossessione di accontentare azionisti e mercati. Sembrava esserci riuscito, lo scorso 7 agosto, quando via Twitter ha annunciato ai suo oltre venti milioni di follower e al mondo intero via Twitter che ce l’avrebbe fatta, grazie a dei fondi ricevuti dall’Arabia Saudita.

Un gesto imprudente, che non solo ha dovuto ritrattare neppure tre settimane dopo (il 25 agosto), ma che aveva portato prima ad un aumento delle azioni di Tesla dell’11% e poi, dopo una certa confusione in borsa, alla conseguente perdita del 4%. In realtà Musk era anche andato oltre, affermando che gli azionisti della casa di Palo Alto avrebbero potuto vendere le proprie azioni a 420 dollari, con un certo guadagno rispetto al valore attuale. Un comportamento che, oltre a molti investitori, non è piaciuto alla SEC, tanto da decidere appunto di procedere con una pena importante: accusa per frode, 20 milioni di multa per Elon, 20 per Tesla, obbligo entro 45 giorni di lasciare la presidenza dell’azienda, e per almeno tre anni.

La pena è stata patteggiata, in modo (secondo il New York Times) da non portare Musk a perdere la possibilità di ricoprire qualsiasi carica dirigenziale all’interno di Tesla. Il patteggiamento è stato possibile in pratica perché Elon non ha né ammesso né negato di aver ingannato gli investitori. Risultato: non potrà più essere presidente fino a fine 2021 almeno, ma potrà continuare ad essere amministratore delegato. Nel rivelare la sua decisione, motivata affermando che l’annuncio del ritiro dalla borsa di Tesla “era stato falso e fuorviante”, la SEC ha fatto presente che essere dei grandi innovatori o anche delle celebrità non esime dallo stare attenti a ciò che si dice (e come).

Dal canto nostro, come primo Tesla Club italiano, per quanto siamo affezionati ad Elon dobbiamo ammettere che ha sbagliato, e che quindi la SEC ha ragione. Che lo si voglia o no, Musk ricopre un ruolo nello scenario (anche) finanziario globale che non gli permette più di dire tutto ciò che gli passa per la testa. Non solo, la sovraesposizione mediatica che lo ha caratterizzato negli ultimi mesi (passando dalle polemiche agli annunci altisonanti, dalle interviste in cui ha ammesso di essere eccessivamente sotto stress alle raccolte di fondi vendendo cappellini, passando per i viaggi sulla luna e i lanciafiamme), rischia alla lunga di far perdere credibilità sia lui che Tesla, e con essi tutto il mondo della mobilità elettrica. Che, diventando sempre più importante ed influente, riceverà sempre più critiche da sempre più nemici, pronti a cogliere ogni gaffe per sferrare i loro attacchi.

Siamo quindi lieti che il tutto si sia risolto senza costringere Elon a lasciare la carica di CEO all’interno di Tesla, ma ci auguriamo che dopo questa vicenda possa essere un po’ più cauto, sia nelle interviste rilasciate ai vari mass media che nei suoi commenti su Twitter. Per il bene suo e di Tesla (visto che adesso 40 milioni di dollari ce li dovranno mettere loro, per non parlare del danno di immagine e appunto in borsa), ma anche di tutto ciò che rappresentano. Del resto, quando si sta cambiando il mondo bisogna fare molta attenzione, perché non tutti lo vogliono. Il diavolo sta nei dettagli, e pure nei Tweet. Anche in un’era in cui troppe persone – a partire da molti politici al di qua e al di là dell’Atlantico – ne fanno un uso spropositato, incauto e ben più pericoloso nei possibili effetti sulla popolazione mondiale di quelli di Elon Musk.