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KITT, vieni a prendermi! Chi, anche tra coloro che non sono mai stati fan di Supercar e Michael Knight, non ha mai sognato di dirlo almeno una volta alla sua auto? Siete appena usciti dal centro commerciale, con borse in mano, pioggia battente e dubbi su dove avete lasciato l’auto. Con una Tesla e la funzione “Smart Summon” il problema è risolto: l’auto può venire da sola da voi.

Per molti una funzionalità superflua, a quanto pare, per alcuni una grande cosa anche solo l’idea di poterla usare. Certo nei parking lot americani, vasti come interi paesi da noi, questo potrebbe risultare più utile che nel centro storico di una città italiana. Ma appunto anche lì non sembra particolarmente amata dai Tesla Owner, nonostante Elon Musk abbia fatto presente lo scorso autunno che era già stato usato oltre 550.000 volte ed era “la funzionalità più virale di Tesla”. Nel dubbio, la casa californiana sta per offrire un’opzione effettivamente più interessante: il “Reverse Summon”, ossia la capacità del proprio veicolo elettrico non solo di venirci a prendere, ma anche di cercarsi un parcheggio da solo.

Il “summoning”, che oggettivamente non è la funzione più importante del mondo se paragonata ad altre quando si parla di performance e sicurezza, ma che può appunto rivelarsi utile (o comoda) in determinate situazioni, può essere vista come una piccola parte delle funzionalità Autopilot, di cui Tesla ha intenzione di riscrivere il codice base. Lo ha confermato di recente anche Elon Musk, per cui è tempo di accelerare il miglioramento del “pilota automatico”, o meglio, semi-automatico di tutti i modelli Tesla.

I progressi fatti in questi anni dal Tesla Autopilot sono impressionanti, ma il lavoro da fare per rendere la guida delle auto elettriche più famose del mondo veramente e totalmente autonoma è ancora molto. A sentire lo stesso Elon, entro la fine di quest’anno l’obiettivo sarà raggiunto (ecco perché vorrebbe velocizzare gli sviluppi in questo senso), ma – che si tratti o meno del 2020 – per avere auto che si possono anche guidare da sole (lo ripetiamo, per aumentare la sicurezza grazie a tutti i loro sensori e telecamere, non per rinunciare al piacere della guida) è soltanto una questione di tempo.

L’impegno di Tesla in questo senso è tale che, sul suo sito Web, ha dedicato un’intera sezione solo a questo. Il “self-driving team” si occuperà di hardware, reti neurali, algoritmi per l’autonomia, fondamenti del codice e valutazione dell’infrastruttura. Come parte della riscrittura del codice base, Musk afferma che “la rete neurale sta assorbendo sempre più il problema”. Secondo quanto rivelato da Tesla, l’Autopilot 3.0 dello scorso anno ha avuto un fattore di miglioramento di ben 21 volte nell’elaborazione frame-al-secondo rispetto all’hardware Tesla Autopilot della generazione precedente.

Potremo vedere davvero Tesla capaci di guidarsi completamente da sole entro la fine di questo particolare (e decisamente intenso) anno? Si vedrà. Nel frattempo, potremmo iniziare ad accontentarci di auto in grado di parcheggiarsi e di venirci a prendere in autonomia. Cosa utile più che per i più pigri, ad esempio, a chi si trova in sedia a rotelle. Sempre ricordandoci che, ovviamente, dovremmo cercare di tenere sempre sottocchio l’auto, o comunque i suoi movimenti, pronti a fermarla in caso di bisogno. Smart Summon, Reverse Summon, Autopilot… non si deve comunque mai abbassare la guardia.