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Automotive Space è un sito del quale abbiamo già riportato qui un altro articolo. E’ un portale dai contenuti interessanti e ben fatti ed è per questo motivo che vi riproponiamo qui un secondo contributo dal titolo “Tela Roadster: la soluzione elettrica!” scritto da Raffaele Vincenti.

Segue.

Occupandomi d’innovazione non potevo restare indifferente alle vicende della Tesla, incuriosito da questa start-up californiana creata da un innovatore seriale del calibro di Elon Musk. Il roadshow promozionale che aveva Roma tra le varie tappe era un’occasione che non potevo farmi scappare e dopo uno stretto giro di email entro in contatto con Roberto Toro, Communication Manager Europa, che dimostra subito interesse e disponibilità anche per un blog come Automotive Space.

Ci incontriamo in un albergo di Roma e giunti al parcheggio noto subito la grintosissima Roadster gialla. Vista dal vero la vettura permette di percepire meglio la dinamica delle forme rispetto alle foto ed esprime una sensazione di maggior larghezza che la rende più importante rispetto alle immagini. Si nota subito un livello e una qualità allineata a quella delle migliori berlinette sportive sul mercato.

Appena Roberto esce dal parcheggio rimango immobile ad ammirare lo spostamento in retromarcia in assenza del minimo rumore. La macchinina elettrica di Flavio (mio figlio di 5 anni) è più rumorosa!

Salgo, mi accomodo sul posto del passeggero e la macchina inizia a muoversi senza produrre il minimo suono. La stessa sensazione che si prova appena saliti sull’otto volante al luna park, prima che inizino le acrobazie!

Usciamo dal parcheggio dell’albergo e, appena giunti sul primo rettilineo deserto, Roberto affonda l’acceleratore. La risposta è istantanea, la vettura viene proiettata in avanti con una spinta corposa e uniforme, la mia schiena si appiccica sul sedile e la testa sul poggiatesta. L’affondo dura due secondi e Roberto rilascia subito. La vettura si ammansisce e grazie al “freno motore” (il sistema di recupero dell’energia) ritorna immediatamente nei ranghi come se nulla fosse successo. Mi aggrappo alla maniglia dello sportello quasi incredulo di quella energica fiondata in avanti avvenuta nel totale silenzio. Non si sa mai!

Roberto percorre le rampe di accesso al GRA accennando le prime accelerazioni e le prime curve decise e in questo frangente mi viene in mente Supercar il telefilm americano degli anni ’80 con Keith (la macchina intelligente) che faceva le curve ad angolo retto centrifugando il passeggero contro l’interno dello sportello!

Arriviamo sul gran raccordo anulare dopo aver superato le varie rampe di accesso, Roberto mi parla della vettura e delle sue caratteristiche e, appena si libera la strada, affonda nuovamente l’acceleratore … ma questa volta non lo rilascia! La sensazione è quella del salto nell’iperspazio dell’astronave in Guerre Stellari (tanto per rimanere in tema di film). Lui continua a parlare con naturalezza e io rimango in silenzio cercando di far trasparire una falsa disinvoltura. La spinta in avanti è notevole, costante e continua e la velocità cresce rapidamente infrangendo in un attimo i limiti del codice in un crescendo che sembra senza limiti. Il rumore del vento (siamo con la capote aperta) mi permette di percepire la velocità che cresce. Le macchine che ci precedono ci notano e liberano la strada. E gli automobilisti che superiamo ci osservano con sguardo interrogativo chiedendosi di che marca sia quel missile giallo!

Usciamo temporaneamente dal GRA e finalmente arriva il mio turno. Mi infilo nel posto di guida con l’emozione di un bambino che si accinge a guidare un go-cart per la prima volta e l’apparentemente “attillato” posto di comando mi accoglie in tutti i miei 190 centimetri, comprese le mie scarpe appuntite da 45. Il piccolo sterzo sportivo è praticamente verticale ed è posizionato perfettamente. Basta sfiorare l’acceleratore col piede e la magia ha inizio. La vettura si inizia a muovere in un silenzio che, una volta alla guida, sbalordisce ancora di più. In una strada di un centro residenziale priva di traffico inizio ad accelerare moderatamente e a muovere lo sterzo leggermente a destra e a sinistra per prendere le misure. La vettura raggiunge l’andatura voluta con una linearità impeccabile e non va oltre quanto si vorrebbe, come se fosse in grado di leggere le intenzioni del guidatore. Giungo sulla rampa rettilinea in salita che ci porta nuovamente sul GRA e capisco che è il momento di andare oltre. Affondo gradualmente ma con decisione e la Tesla manifesta istantaneamente la sua poderosa spinta che avverto sulla schiena e soprattutto sul collo provvidenzialmente protetto dal poggiatesta. Come in precedenza la spinta forte e costante viene espressa con una disinvoltura sconcertante come lo sbalorditivo silenzio che ci avvolge. Mi immetto subito sull’autostrada e con una piccola ulteriore pressione sull’acceleratore sono in grado di superare i veicoli che viaggiano a velocità di crociera. Affondo un pochino ancora e mi svincolo da una colonna di auto sulla corsia centrale. La corsia di sorpasso è abbastanza libera e non esito a premere il pedale. La velocità cresce costantemente e il fruscio del vento si fa sentire. In pochi secondi raggiungiamo le auto che ci precedono e rilascio un pochino il pedale. La strada si libera in un rettilineo in falso piano in salita e affondo di nuovo. La velocità aumenta rapidamente e in un attimo raggiunge livelli proibitivi, tanto che Roberto che fino a quel momento mi aveva lasciato fare mi accenna di rallentare visto il traffico che si nota in lontananza.

Poco male, la Tesla è in grado di viaggiare a velocità sostenuta con una tale disinvoltura che non si sente il bisogno di “cercare primati”. Se vuoi andare veloce lei esegue i tuoi ordini ma te la puoi godere anche senza raggiungere velocità stratosferiche.

Passando dall’andatura sostenuta in autostrada alla marcia a velocità costante commutiamo immediatamente dalla conduzione sportiva al viaggio piacevole e rilassante. Non c’è l’impegno mentale (apparentemente esiguo) della gestione del cambio, non c’è una vibrazione o un rumore che facciano trasparire l’esasperazione di qualche elemento (marce da tirare, motore da far entrare in coppia). L’acceleratore è l’input principale a questo straordinario sistema e attraverso la ponderata modulazione del pedale si guida in relax con estrema facilità e naturalezza, passando istantaneamente “nell’iperspazio” in un batter di ciglio … e ritornando nei ranghi nello stesso tempo. E il tutto senza rumore, fumo, pattinamenti, vibrazioni e l’inerzia al rilascio. Tutto questo con un motore endotermico è impossibile. In questo tipo di transitori si percepisce il maniacale lavoro compiuto sulla gestione elettronica dell’erogazione che permette sempre una guida fluida e rilassante, passando con una sconcertante disinvoltura da un regime all’altro senza richiedere un particolare impegno mentale … e senza cambi di marcia (manuali o automatici). La Tesla non va condotta al giusto regime, come nei motori endotermici, ma si porta all’andatura desiderata come se ci leggesse nel pensiero. E’ sempre alla marcia giusta! Questa vettura è un sistema complesso in cui tutti i sottosistemi sono in sintonia tra loro come gli affiatati componenti di un’orchestra sinfonica. La perfetta erogazione è in sintonia con uno sterzo preciso e servo controllato che garantisce sicurezza nella guida sportiva ed è ottimo anche in città. Il comparto sospensioni non è da meno. L’impostazione è decisamente sportiva e sui curvoni a velocità sostenuta si viaggia come sui binari ma non penalizza alle basse andature e sui percorsi sconnessi, dove le sospensioni garantiscono un accettabile filtraggio delle asperità stradali conferendo un confort che va oltre le aspettative. I freni sono potenti, resistenti e graduali. Sinceramente guidando in relax non si usano quasi mai e vista l’efficacia del progressivo freno motore si viaggia modulando piacevolmente l’acceleratore con il piede. Non vi nascondo che viaggiando in relax a bassa andatura “cittadina” ho avuto per un attimo la sensazione che la macchina fossa spinta dal vento! Prima di concludere la prova ho accelerato in una curva stretta con l’asfalto sconnesso alla ricerca della “scodata” e del pattinamento dei pneumatici. Risultato? Nessuna reazione anomala. La Tesla non si è scomposta minimamente! Pensate a come ci si può divertire nei percorsi guidati, nel misto stretto o veloce e in salita!

Quando ci siamo fermati siamo scesi e Roberto ha aperto il cofano posteriore mostrandomi il pacco batterie mentre le ventole raffreddavano il motore (elettrico). La sorgente di energia ha la forma di un parallelepipedo schiacciato (in profondità) ed esteso in verticale. Il volume è simile a quello di un serbatoio del carburante. La domanda sorge spontanea, anticipata da un deciso “dimmi sinceramente senza esagerare …”. E proseguo: “qual’è l’autonomia massima e minima?” La risposta convincente è oltre 300 km guidando normalmente (senza eccessiva parsimonia) usando possibilmente la modalità “Battery Saving” impostabile dal piccolo touchscreen sul tunnel centrale, e oltre 180 km guidando “sempre al massimo”. Ragionando su questi dati si capisce che la ”soluzione elettrica” della Tesla è pronta ad affiancare le vetture con motore endotermico. Lo spettro delle batterie a secco che ci lasciano immobili nel bel mezzo della giungla metropolitana è solo un pensiero che non può essere realistico pensando alla Tesla. E la mia immaginazione va oltre pensando alle auto che possono essere realizzate sulla base di questo considerevole know-how: city car, crossover, berline … come la Model S che non vedo l’ora di provare!

Osservando i particolari della Roadster percepisco il fascino dell’alta tecnologia che conferisce un carattere di ispirazione “factory” a questo meraviglioso prodotto, sebbene l’industrializzazione sia impeccabile. Come impeccabili sono le realizzazioni degli elementi della carrozzeria e dei relativi accoppiamenti. I materiali sono di elevata qualità: fibra di carbonio e leghe leggere ovunque. Osservando con attenzione i particolari si percepisce che nulla è stato lasciato al caso e traspare il risultato delle menti che hanno lavorato con metodo e passione al continuo miglioramento di ogni particolare.

Dopo aver salutato Roberto mi avvio verso casa e non faccio altro che ripassare le sensazioni provate che affollano la mia mente per fissarle meglio. In fondo mi rendo conto di quale sia stata la mission degli uomini e le donne Tesla che hanno realizzato questo straordinario prodotto: dare la possibilità ai clienti di vivere un’esperienza unica. Per chi vuole realizzare prodotti straordinari come questo l’esperienza diviene il nuovo paradigma progettuale. E a coloro che desiderassero approfondire questo concetto, consiglio di dare un’occhiata ad una presentazione accessibile da questo link:

http://www.slideshare.net/titoru/il-come-e-il-perch-dellinnovazione-8493349

La Tesla Roadster è un prodotto eccellente e la sua eccezionalità ha radici profonde provenienti da un innovativo modello industriale basato su un’organizzazione snella ed efficace, libera da complicate gerarchie, dove i talenti hanno trovato l’ambiente giusto per esprimersi al meglio e possibilmente sorprendersi delle loro realizzazioni. Indubbiamente un modello e una filosofia che non sono facilmente percorribili dai grandi gruppi industriali a meno dell’attuazione di un profondo e importante cambiamento. L’unicità del prodotto e l’originalità della casa sono in linea con la strategia di vendita che usa come basi dei lussuosi show room situati nelle più grandi città. La Tesla Roadster merita il successo commerciale che sono certo arriverà soprattutto se si terrà conto che è un’auto che più che essere comprata deve essere venduta, come ogni soluzione hi-tech. Occorre consentire agli automobilisti di vivere temporaneamente questa esperienza di guida e comprendere il valore intrinseco a questa soluzione per la mobilità sostenibile con un’efficace opera di evangelizzazione volta a vincere quelle deboli e comprensibili diffidenze che le persone hanno nei confronti di ogni tecnologia innovativa.

Concludendo, qualcuno penserà: “qualche difetto deve pure averlo!”. Questa espressione mi fa ricordare un mio vecchio amico che quando passava una bella ragazza mi diceva: “ecco, adesso trovagli un difetto!”. Io guardavo la bellissima di passaggio e per non dargli soddisfazione gli rispondevo: “ma non lo vedi che ha l’unghia incarnita?”. Ritornando alla nostra sportiva elettrica, se proprio vogliamo essere pignoli, possiamo segnalare il portabagagli limitato allo spazio per una 24 ore. Ma è una restrizione che su questo tipo di vettura si può perdonare.