La California vuole mettere al bando le auto con motore a combustione interna. Non solo, dal prossimo gennaio non acquisterà più veicoli da compagnie come GM, FCA, Toyota e tutte le altre che si sono schierate con l’amministrazione Trump opponendosi ai suoi standard anti-inquinamento. Le perdite per questi marchi possono rivelarsi enormi, basti pensare che nel 2018 lo stato californiano ha acquistato per il suo parco auto 2.672 veicoli: di questi, il valore di quelli venduti dalla sola Chevrolet (GM) è stato di 27 milioni di dollari. A beneficiare di questa scelta, di conseguenza, indovinate chi potrà essere?

Auto elettriche di alto livello, prodotte localmente, per il bene dell’occupazione e degli investimenti in ricerca e sviluppo domestici: Tesla ha tutte le carte in regola per cavalcare l’onda green del suo stesso stato di origine. La California ha deciso di fare sul serio, spendendo i propri soldi nel modo più utile e schierandosi con le case automobilistiche che hanno intenzione di contribuire alla lotta al cambiamento climatico.

Uno schiaffo sia al presidente Trump che a chi lo supporta nel suo approccio negazionista o superficiale alla tematica dei cambiamenti climatici. Le case automobilistiche come General Motors e Fiat Chrysler, appunto, ma anche agenzie come e la National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA) e l’Agenzia per la protezione dell’ambiente (EPA), citate in giudizio dalla California rispettivamente lo scorso settembre e il 15 novembre, dopo che le stesse hanno revocato il diritto dello stato più eco-friendly d’America di elaborare e seguire le proprie linee guida in termini di emissioni dei veicoli.

“Lo stato si sta finalmente allontanando in modo intelligente dalle auto con motore a combustione interna. Le case automobilistiche che hanno scelto di essere dalla parte sbagliata della storia perderanno il potere d’acquisto della California”: un messaggio forte e chiaro quello mandato via mail al sito CalMatters.org dal governatore Gavin Newsom, successore di Jerry Brown in carica da gennaio di quest’anno.

Del resto, la California oltre ad essere un ottimo cliente come stato per le case automobilistiche più sensibili alla tutela del clima e dell’ambiente, è uno dei mercati più importanti del mondo nella mobilità elettrica. Certo, Tesla non è l’unico produttore di veicoli elettrici ad avere sede lì, ma è di sicuro quello che avrà presto la maggiore offerta di mezzi che potrebbero interessare gli enti pubblici della West Coast: tra Model S, Model X e Model 3, il pick-up “Cybertruckpresto in arrivo (perfetto per ranger e sceriffi sia sulle spiagge che in parchi naturali, o nella Central Valley), la Model Y, la nuova Roadster (auto che secondo Elon Muskpotrebbe anche volare”) per i più abbienti e pure il camion Tesla Semi, la casa di Palo Alto può sperare in un futuro più roseo che mai, nel suo stato di origine.

Del resto, già con l’arrivo della Model 3 le vendite californiane di auto elettriche quest’anno sono schizzate alle stesse. Secondo un report del Los Angeles Times pubblicato lo scorso 11 settembre, le vendite di veicoli elettrici sono aumentate del 63,7% nella prima metà dell’anno, in gran parte proprio grazie alle circa 33mila Tesla Model 3 vendute in California nello stesso periodo. La California rappresenta quasi la metà dei 105.472 veicoli elettrici “puri” venduti negli USA, anche se i veicoli full electric rappresentano al momento il 5,5% delle vendite.

Può sembrare poco, rispetto al 49% della Norvegia (che comunque in termini assoluti ha meno auto elettriche della California); può sembrare invece tanto se paragonato alle percentuali da zero virgola dell’Italia. Resta il fatto che Tesla, grazie alla conversione green dello stato che la ospita, potrà approfittare non poco della situazione.

A proposito di stati che ospitano Tesla, avrete sicuramente letto che la prima Gigafactory europea sorgerà in Germania, scelta al posto del Regno Unito a causa delle incertezze legate alla Brexit (vedi video sotto). Una buona notizia, visto il legame delle imprese italiane con il settore automotive tedesco. Certo sarebbe stato meglio vederla sorgere in Italia, viste le competenze ingegneristiche che anche noi possiamo vantare. Ma va bene anche così: le Tesla made in Germany potranno costare meno e quindi avere una maggiore diffusione anche da noi. E poi diciamolo, oltre allo svantaggio geografico rispetto alla centralissima Berlino, l’Italia non è un Paese noto per attirare investimenti dall’estero, soprattutto in questo periodo. Ma chissà, magari un domani una bella Gigafactory potrà arrivare anche nel Belpaese.