Perché una Tesla Roadster nello spazio è importante

Negli scorsi giorni, come sappiamo, SpaceX ha permesso all’umanità un importante passo in avanti nel progresso tecnologico e nell’esplorazione spaziale. Un volo di prova che rimarrà nella storia, ma che ha portato alcune persone a criticare duramente la scelta di Elon Musk di lanciare in orbita la sua prima Tesla Roadster. Di solito non vale molto la pena rispondere a personaggi che non sanno minimamente di cosa stiano parlando, ma in questo caso ci preme almeno fare presente l’importanza di una tale missione. Che, vale la pena sottolinearlo, è stata condotta da un’azienda privata, quindi senza gravare sulle tasche dei contribuenti. Non vi preoccupate! Tesla e SpaceX non sono una minaccia, al contrario. Possono offrire molto, anche a chi per qualche suo motivo le detesta.

Il 6 febbraio 2018 è un giorno che rimarrà nella storia, grazie al volo inaugurale del Falcon Heavy di SpaceX, il razzo più grande e più potente sulla Terra dagli anni ‘70. Spinto da ventisette motori Merlin, è formato da tre primi stadi Falcon 9 uniti fra loro che hanno spinto un secondo stadio con appunto la Tesla Roadster di Elon Musk come carico. Direzione? Un’orbita ellittica ed eliocentrica che la porterà nei secoli a venire a viaggiare tra quella della Terra e quella degli asteroidi oltre Marte. Sì, perché se in origine Musk aveva promesso di portarla nello spazio per farle inseguire Marte, alla fine si è optato appunto per un viaggio ben più lungo. Le possibilità di colpire Marte sono scarsissime – come impongono le regole sulla protezione planetaria (anche per evitare contaminazioni batteriologiche), quindi la Roadster di Elon potrebbe viaggiare attorno al sole anche per milioni di anni.

Il Falcon Heavy è partito nientepopodimeno che dalla piattaforma e rampa 39 A del Kennedy Space Center, quelle da cui partì la maggior parte delle missioni Apollo verso la Luna e molte di quelle dello Space Shuttle. A Cape Canaveral, in Florida, ad assistere al lancio si sono presentati oltre 120.000 persone. Il rischio era che il grosso razzo, alto 70 metri e capace di trasportare oltre 54 tonnellate in orbita bassa (tra i 160 e i 2.000 chilometri dalla Terra), e oltre 22 tonnellate nell’orbita geostazionaria (quasi 36.000 chilometri di quota) esplodesse ancora prima di lasciare la rampa di lancio. E invece il test è andato bene, e oltre le aspettative.

A circa due minuti e mezzo dalla partenza, i due stadi esterni del Falcon Heavy sono riatterrati (simultaneamente!) sulla terraferma, nel punto preciso in cui dovevano. Questo doppio atterraggio (lo potete vedere alla fine del video riportato sotto) è entusiasmante anche per chi non segue o non capisce nulla di tecnologie aerospaziali. Quello di poter fare riatterrare e quindi riutilizzare in seguito i razzi è probabilmente il risultato più importante raggiunto da SpaceX in questi anni, anche perché è fra ciò che le permette di avere per una missione di questo tipo un decimo dei costi rispetto a quelli della NASA. Il terzo stadio invece non è riuscito a fare lo stesso, mancando di poche decine di metri la piattaforma posizionata nell’Oceano Atlantico che lo attendeva e schiantandosi a circa 500 km/h sull’acqua: l’unica nota dolente di una missione storica e quasi perfetta.

Ma perché Elon Musk si sta impegnando così a fondo in questo tipo di missioni? Da una parte ci sono i suoi sogni e le sue ambizioni personali, dall’altra un business potenzialmente enorme. Partiamo con gli aspetti personali. Chi ha letto la biografia di Elon (“Elon Musk: Tesla, SpaceX e la sfida per un futuro fantastico”, di Ashlee Vance, ora disponibile anche in italiano), ha letto della sua passione per i razzi, oltre che per le auto elettriche, sin da molto piccolo. Chi lo segue o lo conosce meglio sa invece che non ha mai fatto mistero della sua più profonda ambizione: rendere l’umanità una specie multi-planetaria. Per un semplice motivo: secondo Elon è l’unica speranza o quasi che nel lungo periodo ha l’umanità di sopravvivere a se stessa. Per farlo, ciò che al momento risulta più alla nostra portata è la colonizzazione di Marte, dei suoi spazi e delle sue risorse. E il lancio del Falcon Heavy è stato il primo passo concreto in questa direzione.

C’è poi la parte dedicata al mero business, forse più importante per coloro che ritengono questa missione un inutile spreco di soldi che per lo stesso Musk. SpaceX ha dimostrato come questa missione-prova di potere spedire nello spazio carichi anche pesanti, come sono i satelliti da decine di milioni di dollari che sempre più spesso vengono mandati nello spazio per farci guardare la tv, usare Internet o il cellulare ecc. Satelliti sia civili che militari, che portano la compagnia spaziale di Hawthorne a giocare un ruolo chiave in un settore in cui nessuno può fare le stesse cose allo stesso prezzo. Il Falcon Heavy è destinato al trasporto merci, non a quello di astronauti, e si candida fra le altre cose ad essere la prescelta nel rifornire la Stazione Spaziale Internazionale. Un messaggio molto chiaro, insomma, per i clienti di SpaceX presenti e futuri. Del resto, ci sarà pure un motivo se la NASA ha deciso di condividere le sue strutture con SpaceX. C’è chi dice addirittura che sarà proprio la compagnia spaziale di Musk a potere far sopravvivere questa agenzia governativa soffocata da enormi lungaggini burocratiche e costi di gestione.

A livello di tecnologia, i feedback di questa missione sono già stati importantissimi anche per Tesla, vista la stretta unione fra le due compagnie sorelle. Non solo per tutti i dati e le informazioni di cui anche la casa automobilistica potrà beneficiare, ma anche perché la Roadster di Elon non è stata minimamente preparata per affrontare un simile viaggio. Alla stampa ha lui stesso affermato che è rimasto molto stupito dalla resistenza dei materiali dell’auto (un modello del 2008, oltretutto). In effetti, vederla resistere alle sollecitazioni e alle temperature di una lancio in orbita è stata una buona notizia anche per chi gira “banalmente” per strada con auto della stessa marca, ma ancora più nuove e resistenti.

Le incredibili immagini trasmesse dalla Roadster nello spazio sono state entusiasmanti, eccitanti, a tratti commoventi, soprattutto quando sono partite le note di “Space Oddity” e i numerosi presenti all’evento di Cape Canaveral si sono messi ad esultare. Ma c’è anche chi ha invece urlato alla frode (come stupirsene, c’è ancora chi crede che l’uomo non sia andato sulla Luna), chi ha parlato di fotomontaggi e di bufala (le immagini della Roadster nello spazio sembrano finte per l’estrema nitidezza con cui si vede tutto lassù), di sperpero di denaro (lo ripetiamo, non pubblico, ma di SpaceX), di inquinamento spaziale (anche se non sarà una piccola auto che probabilmente si sgretolerà a causa di micro-meteoriti e radiazioni ad inquinare l’universo). Oppure, nel migliore dei casi, i critici a tempo pieno di Musk e delle sue aziende hanno rimarcato più volte che mettere una Tesla invece del solito, “noioso” per dirla con Elon, carico di cemento o metallo è stata solamente una astuta mossa di marketing. E se anche così fosse? Cosa c’è di male nel rendere un po’ più divertenti, accessibili e “cool” temi fino a poco tempo fa destinati a soli nerd o addetti ai lavori? Come affermato sempre da Elon Musk, “anche le cose stupide hanno un valore”. Resta da capire a volte se si può dire lo stesso per le persone stupide.

La portata di una missione di questo tipo è enorme a livello tecnologico, scientifico, economico, geopolitico, forse anche filosofico, e liquidarla con le solite battute da bar non porta un briciolo di vantaggio a nessuno, neppure a chi la vuole sminuire. Noi qui non vogliamo difendere a tutti i costi Elon Musk e le sue iniziative, ma contribuire a informare su temi più importanti di quanto si pensi un pubblico come quello italiano, troppo abituato a sputare su tutto ciò che non conosce, o non capisce, ma anche troppo incline a vedere una novità come una minaccia, invece che un’opportunità. E poi, diciamolo, come si fa a non subire il fascino di chi riesce a “sdrammatizzare” una missione come quella del Falcon Heavy mettendo un promemoria sul cruscotto della Tesla Roadster per “Starman”, il pilota-manichino in tuta spaziale alla guida dell’auto, un messaggio con scritto “Don’t panic”?

Ecco, lanciamo lo stesso messaggio agli “haters” di Musk, Tesla e SpaceX: don’t panic! Non si è qua per farvi del male o per rubarvi il lavoro. Si sta cercando di trovare sviluppi o soluzioni che possano risolvere i problemi o migliorare le condizioni (se non le possibilità di sopravvivenza) dell’intera umanità. Uniamo le forze, invece che continuare a foraggiare la piccolezza dell’animo umano con invidia, insinuazioni, astio e rancore. Perché al momento è difficile sapere quanto durerà e come finirà la missione della Roadster nello spazio, ma di una cosa siamo certi: in questo preciso istante, nella nostra galassia c’è uno “Starman” alla guida di una Tesla che viaggia sulle note di “Space Oddity” di David Bowie, autore fra l’altro anche di “Life on Mars?”. Al di là dei gusti (anche musicali) di ognuno, ci associamo a chi afferma che in questo momento sta viaggiando nel cosmo il meglio che l’umanità abbia oggi da offrire. Impegniamoci ora per ritrovarlo anche sulla Terra. Ce n’è un gran bisogno.

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By | 2018-02-10T11:24:22+00:00 10 febbraio, 2018|Eventi, Tesla Motors, Tesla Roadster|1 Comment

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